Stefano Bettini                                    L’arte come enigma

Dalla parola si parte ed alla parola, irrimediabilmente, si ritorna. Invertendo i consueti rapporti che legano immagine e pensiero, formulazione visiva – per propria natura “diretta” - e costruzione verbale, Stefano Bettini pare introdurci all'interno di un universo che, a partire dalle proprie premesse, risulta sovvertito, capovolto.

Guidato probabilmente dalla sua frequentazione con la scrittura, l'artista tende a sottolineare come indissolubile, biunivoco il legame tra forma e parola. E' qui – specialmente – che si costruisce l'enigma.

I quadri, dalle immagini prevalentemente semplici, a volte stilizzate, spesso accennate, acquistano ulteriori e molteplici significati una volta poste in parallelo al titolo, non accessorio all'opera, ma parte integrante ed autentico coprotagonista.

Pare quasi che Bettini si serva della costruzione del quadro per veicolare pensieri o sensazioni personali, aumentandone la forza attraverso la creazione dell'immagine.

L'idea acquista vitalità, si reifica nell'icasticità del segno, diviene linguaggio libero e capace di stimolare ulteriori, molteplici pensieri.

L'amore – tema centrale nella poetica dell'artista – si aggroviglia attorno ad una linea di speciale amara ironia o, come già la chiamava la civiltà greca del quinto secolo, “ironia tragica”:l'immagine malinconica ed in sé rattenuta è pronta a volgersi in commedia o in cinica costatazione di fatto, ineludibile e non modificabile.

La ricerca di una simbologia, di una serie di elementi che ritornano come caratteri distintivi sottolinea un bisogno di immediatezza e semplicità, un'immagine che sia direttamente riconoscibile, ma porti con sé una molteplicità e stratificazione di ulteriori gradi di pensiero ( si pensi alla figura stilizzata ed infantile del cuore, capace di evocare infinite varietà e tonalità spirituali ).

Decisivo, a questo riguardo, sottolineare la fisicità, la materialità che informa l'intera opera di Stefano Bettini: l'immagine, la figura, la narrazione escono dal quadro, si propongono all'osservatore che può toccarle, sentirle, accarezzare una storia dipinta su un sasso e consegnata all'universo.

In questo risiede l'autenticità dell'artista: nell'essere in grado di complicare di significati l'estrema semplicità della materia, dispiegando l'enigma come un gioco da non trascurare, di cui prendersi cura e non disperderne lo stupore.


Alberto Gross

STEFANO BETTINI 

UN PITTORE E UN POETA

 

Con il “post modernismo” l’artista acquisì una nuova consapevolezza e capacità sia a causa, e  merito, delle relazioni con le nuove tecniche di restituzione grafica, di stampa, con le influenze che provenivano dal cinema il quale si arricchiva del colore e di nuovi linguaggi estetici, sia dalle tensioni che provenivano dalla società civile, economica - politica e dalla comunità scientifica che rivelava le nuove scoperte in ambito nucleare e medico.

La società a metà degli anni ’50 aveva bisogno di nuovi modelli che fossero sintesi di progresso,novità e un nuovo ideale di bellezza che fosse anche sinonimo di benessere. La necessità era quella di riuscire a cancellare i mostri della guerra e della fame, soprattutto quelle immagini che erano circolate con la scoperta dei lager nazisti e le conseguenze dell’atomica su Hiroshima e Nagasaki.

Le strade percorse dagli artisti furono sostanzialmente quella di riscoprire quelle filosofie che permettessero la rielaborazione della filosofia estetica del Dada, così da rielaborare gli oggetti della produzione seriale delle moderne fabbriche, o quella di trovare un figurativismo che fosse l’evoluzione del primo cubismo o di un astrattismo che fosse invece sintesi dell’esperienza espressionista. In questo periodo fondamentale fu la lezione tutta italiana, del neorealismo che divenne modello di satira  critica e nuova indagine  iconologica . Stefano Bettini è figlio di quel tempo e di questi tempi, possiede la rara capacità di riassumere un animo da poeta e uno da eterno ragazzo, una sorta di guitto tra wryter e disegnatore. Ha un talento evidente che lo ha portato a un’elaborazione scientifico empirica sulle mescole delle tinte e le teorie di Johannes Itten. Le sue opere hanno le freschezza dell’estemporaneità, ma in effetti, Stefano dosa ogni elemento e struttura l’immagine in modo che la matita spezzata, il quadrato aggettante, lo spruzzo di colore, e la silhouette elegante, femminile di una caviglia che si libera da una scarpa con il tacco, diano all’osservatore l’essenza stessa dell’armonia.

Mirabile è la capacità di rendere dialettica una matita colorata  spezzata nel gambo di balza che si staglia su uno spruzzo di vernice complementare alla matita stessa. Ogni sua opera offre le stesse emozioni di un brano musicale che comincia o di uno che finisce. Si percepisce che qualcosa è accaduto e qualcos’altro sta accadendo nel divenire delle vibrazioni delle tinte, del colore che è colato della macchia che dilaga da una matita colorata conficcata nel supporto. In ogni suo quadro si rispecchia l’animo di un uomo che ha intrapreso un viaggio e che ad ogni tappa invece di riposare guarda altri orizzonti e altre mete da raggiungere. Un vero esploratore Stefano Bettini, l’arte per lui è solo un espediente per non rimanere in panne e sentire che il viaggio è terminato. Lo si capisce dalle poesie che scrive, lo si evince dallo sguardo curioso e attento, lo si nota dal suo amore per il bello. Le sue opere dicono che la sua concezione di bellezza è la base per ogni esperienza, per ogni conoscenza. Ciò che non è bello e rende migliori, per quest’artista, è sinonimo di malvagità e va combattuto. Ma Stefano Bettini è un pittore e un poeta, non combatte con la violenza, usa colori e le parole dell’anima.

Stefano come Eros cerca Psiche, trovata la bacia la porta sull’Olimpo e con essa genera la Passione colei che permette agli uomini di impegnarsi con cuore e mente in armonia… Lei fa sì che donne e uomini diventino immortali con le opere compiute in vita, quelle che restano nei ricordi, nella memoria,  la Passione la più bella tra le grazie….

 

                                                                                     Alberto D’Atanasio